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1° Premio
Pubblicazione del libro con la Casa Editrice DAIMON EDIZIONI

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Pubblicazione del libro con la Casa Editrice DAIMON EDIZIONI

di Chiara Domeniconi "Faceva un freddo cane"


Mi chiamo Ugo, sono nato in provincia di Mantova, in una casa molto bella di campagna perché mia madre era abituata a partorire "a domicilio".

Mia mamma però non è originaria del mantovano, si è trasferita lì per lavoro dalla Francia, precisamente da Bordeaux, come mio padre, trasferitosi anche lui per lavoro, lui però da Berlino.

Ho cinque fratelli, tutti quanti però per motivi economici siamo stati dati in adozione ognuno ad una famiglia diversa in varie parti d'Italia, uno in Svizzera. Non ci vediamo praticamente mai, se non due di noi i cui genitori adottivi sono amici quindi li fanno saltuariamente incontrare.

Io sono stato dato in affido, prima dell'adozione, quando avevo solo tre mesi a una famiglia di Bergamo che aveva già due figli uno di due e uno di quattro anni. All'inizio sembrava che andasse tutto bene, poi,quando avevo due anni, soprattutto il bambino più grande, ha iniziato a trattarmi molto male, a prendermi a calci, a costringermi ad andare dentro la vasca da bagno piena di acqua bollente e poi a asciugarmi col phon, mentre i genitori erano al lavoro e la tata stava badando al più piccolo.

Quando in casa se ne sono accorti hanno preso la decisione di darmi ad un altra famiglia. Così contattarono l'apposito centro assistenza e mi trovarono quasi subito un'altra sistemazione. Dovetti passare però tre giorni in stand-by in una specie di dormitorio con altri come me che piangevano tutti chiusi ognuno in stanzette piccolissime.

La nuova famiglia era di Trento, marito, moglie , due figli grandi una di diciannove, il maschio di diciassette. Il marito era cacciatore e durante il viaggio verso quella che sarebbe stata la mia nuova casa, sentivo che diceva con sua moglie che avrebbe voluto crescendo trasmettere a me la sua passione per la caccia, non come suo figlio grande che gli aveva dato una delusione non andando mai con lui. A me sentire questo discorso non dispiacque, io amo la natura ed è bello avere una passione in comune coi genitori, motivo per trascorrere del tempo insieme.

E così è. Appena sono un pò più grande e adattato alla famiglia (qui mi trattano come se fossi uno di loro!), Marco, il mio babbo adottivo, mi porta a caccia con lui, ci portiamo la merenda dietro, io adatta a me lui adatta a lui, e partiamo in jeep verso i boschi. Parcheggiamo e continuiamo a piedi. A me viene da correre a vedere tutto quel ben di Dio di natura, ma Marco mi richiama e mi fa capire con un cenno di stargli a fianco. Ad un certo punto babbo impugna il fucile e spara, un rumore terribile!!! A questo punto mi fa capire che sono proprio io che posso andare a raccogliere il trofeo, che soddisfazione!!!

Così passa la nostra giornata, il bottino non è molto abbondante ma sono stato insieme a mio padre in mezzo alla natura e mi ha fatto sentire importante!!

Torniamo a casa affamati e contenti. In quella famiglia, come dicevo, mi trovo molto bene, ma io non diventerò alto come loro, è scritto nel mio DNA, come non vivrò a lungo come loro, non è proprio una malattia...non saprei spiegare, un handicap forse, per alcuni.

Infatti quell'estate andiamo al mare. Anch'io ho finito la scuola dove, come a tutti i ragazzi, quello che mi è piaciuto di più imparare sono i giochi sulle travi con la palla. A settembre farò dei concorsi nella mia categoria. Dicevo, per questo handicap (non riesco bene a sentire quando mi scappano i miei bisogni...), ci hanno dovuto riservare un posto speciale e io mi sono sentito un pò in colpa. Ma ho visto che loro erano felici di avermi con loro e dei miei pregi, non dei miei difetti come le altre famiglie, allora mi sono tranquillizzato e mi sono goduto la vacanza, tra mare, spiaggia, palloni e giretti per la pineta di sera.

E la mia vita continua così, Maria, mia mamma, passa anche un periodo di depressione dovuto ad un licenziamento e, siccome i suoi figli più grandi sono sempre fuori casa e suo marito anche per lavoro, mi dice che senza di me non ce l'avrebbe mai fatta a superarlo. Gli anni passano, per il mio handicap per me un pò più in fretta, devo smettere la scuola dove ormai ho già preso molti premi e diplomi. I miei genitori mi portano in ospedale per un check-up. La diagnosi è impietosa. Non mi rimane tanto. I miei mi rimangono vicino fino alla fine. Era dicembre. Fuori faceva un freddo cane. Ed io, nel modo più umano possibile, da cane felice me ne andai.

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