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1° Premio
Pubblicazione del libro con la Casa Editrice DAIMON EDIZIONI

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1° Premio
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Intervista Francesca Noto 26/10/2018


Parlaci un po' di te e della tua arte... la scrittura!

Comincio dicendo che per me la scrittura è sempre stata fondamentale... la mia passione per la scrittura è cominciata insieme alla mia passione per la lettura, quando ero davvero ancora "un pulcino". I miei "esperimenti" sono cominciati molto presto, i primi romanzi sono venuti fuori ai tempi del liceo, e poi è arrivato "lui": Il Segno della Tempesta, l'urban fantasy romance che è stato il mio esordio. In realtà, concepito quando ero all'università, è rimasto in un cassetto per 10 anni, mentre lavoravo (e tuttora lavoro) come traduttrice, prima di vedere la luce grazie a una fortunata serie di eventi (anche se ritengo che niente sia casuale, in questa vita!)... E da lì, tutto è stato in discesa. Nel 2017 è uscito il mio secondo romanzo, "I figli della tempesta", e, se tutto va bene, il terzo, work in progress per ora, arriverà nel 2019...


Apriamo il tuo libro! Da cosa hai preso ispirazione per scrivere il tuo romanzo? Un film, un libro o la vita stessa?

Potrebbe sembrare strano, visto che i miei sono romanzi fantastici, ma sicuramente ho preso ispirazione dalla vita, e da archetipi che alla fine sono classici. Nelle storie che ho scritto finora, c'è l'idea di fondo che ognuno di noi abbia dentro qualcosa di speciale, che spesso, però, ci fa paura: quando abbiamo il coraggio di seguirlo, però, ci porta al nostro posto nel mondo. E' quello che succede a Lea, la protagonista de "Il segno della tempesta", una giovane donna con un'empatia fuori dal comune, che sente le emozioni degli altri come fossero le proprie. Ed è quello che succede anche a Nathaniel e Winter, i due protagonisti del mio secondo romanzo, sebbene in questo caso ci sia anche una storia di passaggio dall'adolescenza all'età adulta, e della scoperta dei sentimenti tra due ragazzi. E dov'è il fantastico, in tutto questo? Nella mitologia norrena, che ho sempre amato fin da piccola, e che fa da sfondo alle avventure dei miei personaggi.


Se avresti la possibilità di confrontarti con uno dei tuoi personaggi, "figli" come amo definirli io, chi sceglieresti? A chi di loro è stato difficile dire addio?

Senza dubbio vorrei avere davanti Winter, co-protagonista de "I figli della tempesta". E' un diciannovenne albino, problematico, rissoso e spavaldo. Ma, come spesso accade con i "cattivi ragazzi", tutta quella spavalderia nasconde una fragilità enorme, e un adeguarsi a un ruolo che da sempre gli è stato cucito addosso, facendolo sentire fuori da ogni appartenenza. E... sì, è stato anche il personaggio a cui mi è stato più difficile dire addio, in effetti. https://www.facebook.com/ilsegnodellatempesta/videos/564027783938388/ è lui!!!


Sabrina Pennacchio: Francesca se ti chiedessero di rinunciare ad uno dei tuoi romanzi in cambio del contratto con una grande CE che ti porterebbe a diventare famosissima, cosa faresti?

Seria? Se dicessi "OHHH, io non rinuncio ai miei romanziiiih!" sarei un'ipocrita di dimensioni epiche e colossali. Perciò... contando che non sono né George Martin (grazie al cielo peso qualche quintale di meno e non ho la barba XD) né J.K.K. Rowling, sarei ben contenta di rinunciare al mio esordio, che ritengo tutt'ora acerbo, nonostante ci sia affezionata, per provare a fare il grande salto. Ehi... ma sicura sicura che divento famosissssssima?


Sabrina Pennacchio: Francesca ti sei mai pentita di aver creato un personaggio? Se si, quale e perché?

Pentita... no. Ma avrei voluto tratteggiare meglio l'antagonista de "Il segno della tempesta". Tant'è che l'ho fatto rispuntare fuori nel romanzo che sto scrivendo adesso!


Sabrina Pennacchio: Francesca, come scrittrice, come ti definisci?

Lineare, pignola da morire nell'editing, intransigente con me stessa, innamorata e quindi pronta a omaggiare per molti versi Poppy Z. Brite nella prosa (senza neanche avvicinarmici, sia chiaro). Okay, s'è capito qualcosa?


Sabrina Pennacchio: Francesca chi dei tuoi personaggi invidi di più? Nel senso: a chi vorresti somigliare? Non so, hai dato a qualcuno un ruolo che avresti voluto tu nella vita ma non hai mai avuto il coraggio di affrontarlo?

In gran parte, c'è molto di me in Lea, la protagonista de "Il segno della tempesta". Una me che ero, e una me che sono diventata. Probabilmente, invidio un po' Nate, de "I figli della tempesta"... Non so che avrei dato per crescere in una "famiglia allargata" piena di gente con capacità straordinarie, e con una "zia" che ha un ranch pieno di Clydesdale e Frisoni! ** (se non si era capito, adoro i cavalli...)


Eli Valverde: Prima di cominciare a scrivere libri hai mai scritto lettere?

Tantissime, Eli! Sarà che sono una vecchietta del '77, ma avevo tante "amiche di penna", da ragazzina, con cui mi scrivevo lettere fiume... quelle cartacee, col francobollo e le penne colorate. E poi, con il ragazzo che è diventato mio marito. Fiumi di inchiostro quando eravamo lontani. Awww che bei tempi però!


Eli Valverde: Chi ti ha dato l' ispirazione di cominciare a scrivere?

Astrid Lindgren, con il romanzo "Ronja la figlia del brigante". Di fatto, il primo fantasy che io abbia mai letto!


Eli Valverde: A che età hai iniziato? In che periodo della giornata scrivi?

11 anni... e adoro scrivere all'alba.


Qual è stata la tua esperienza con le CE? Sei passata per il self "Amazon"?

No, mai pubblicato in self: come raccontato prima, il mio romanzo d'esordio è rimasto nascosto in un cassetto (e ci sarebbe rimasto), finché, lavorando come traduttrice per una casa editrice, l'editrice ha "tanato" il libro, ha voluto leggerlo e ci ha creduto più della sottoscritta. A quel punto l'ho riscritto... e lo riscriverei di nuovo, ma è stato in grado di darmi tante soddisfazioni.


Quindi non consiglieresti di pubblicare in self?

Credo che la pubblicazione in self sia una grandissima opportunità dei nostri tempi. Richiede tuttavia, da parte dell'autore, uno sforzo notevole, se vuole che funzioni: in termini di tempo, di capacità di promozione, e anche in termini economici. Non è facile, ma è sicuramente una possibilità, e c'è chi è davvero bravo a farlo. Io ammiro questi scrittori, personalmente non avrei potuto farlo.


Quale punto del tuo romanzo ti ha scatenato un'emozione forte? Potresti postare il tuo estratto!

Winter non si svegliò gridando per gli incubi, come era successo un paio di volte anche negli ultimi giorni. Fu Nathaniel a svegliarsi, verso l’alba, quando le prime lame di luce sottile trapelarono dalle imposte chiuse e gli danzarono insistenti sul viso. Aggrottò la fronte, per un attimo chiedendosi dove fosse, e rendendosi conto che non era nel suo letto, né a New York, né a Maple Tree Farm. Nella manciata di secondi che il cervello impiegò a ricostruire la situazione e a ricordargli che era a un universo di distanza da casa, si rese conto che il calore piacevole che provava derivava da un altro corpo accoccolato contro il suo. Aggrottò la fronte, restando immobile; per un attimo, smise perfino di respirare, mentre la consapevolezza del peso gentile che aveva contro la schiena si faceva potente e concreta. Sentì il respiro tiepido e regolare di Winter sulla nuca, contro l’attaccatura dei capelli. Le sue ginocchia premevano nell’incavo delle proprie. E gli aveva avvolto un braccio bianco e tatuato e segnato intorno al petto, a stringerlo dolcemente a sé. Se ne stavano lì, stretti e incastrati perfettamente, come due cucchiai dentro a un cassetto. Nessun incubo, nessun grido. Nessun singhiozzo sommesso nel buio. Solo quella ricerca inconsapevole di un contatto. Nathaniel sospirò. Si accoccolò meglio in quell’ abbraccio blando e quasi onirico, sciogliendo i nodi dei muscoli contratti. E tornò ad addormentarsi. (I figli della tempesta, capitolo 13)







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