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1° Premio
Pubblicazione del libro con la Casa Editrice DAIMON EDIZIONI

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1° Premio
Pubblicazione del libro con la Casa Editrice DAIMON EDIZIONI

Intervista Gabriella Silvia Spadoni 19/10/2018


Presentati... Chi sei e cosa fai nella vita?

Ciao a tutti, mi chiamo Gabriella e ho 23 anni. Sono attualmente una stagista per la posizione di editor in una agenzia letteraria, ma sono di formazione scientifica (ho una laurea in biotecnologie). Mi interesso di arte in generale: amo la lettura, la pittura, il cinema, la musica, la fotografia. Sono dipendente dai libri e mi diletto nel fotografare ritratti di persone che mi affascinano. Amo gli animali, in particolare i gatti (infatti ne ho uno, di nome Shinra), i musei, i cactus e i robot. Sono profondamente affascinata dall'oriente, dalla loro cultura e dal loro ottimo (troppo ottimo) cibo. Sono una persona che desidera imparare cose nuove, ricerco stimoli ovunque.


Apriamo il tuo meraviglioso libro... cosa o chi ti ha dato l'ispirazione per scriverlo?

Il mio libro tocca diversi aspetti, ispirati, per così dire, da diversi eventi della mia vita. Incominciamo dalla guerra: sono sempre stata affascinata dalla storia e, al liceo, ho scritto una tesina sulla Prima Guerra Mondiale. Allora ho pensato... Perché non esplorare anche la Seconda? Uno dei personaggi principali è nato in un momento di frustrazione. Ero terribilmente affranta e avevo bisogno di scrivere qualcosa: così è nata metà del primo capitolo del libro. Ho ripescato il testo anni dopo e mi ha dato così tanta speranza che ho deciso di non poterlo lasciare in un cassetto. Infine, il mio amore per l'Oriente ha influito tantissimo sull'ambientazione e quasi tutti i protagonisti.


La tua passione per l'Oriente e per gli eventi bellici ti ha portato alla stesura di altri libri o racconti?

Nel dimenticatoio delle varie cartelle del mio computer ci sono almeno venti racconti brevi ambientati in Giappone, Cina, Corea, quindi direi proprio di sì! E la storia mi stava portando verso la scrittura di un romanzo riguardante Giordano Bruno, che non ho ancora continuato. Al momento mi sto dilettando con uno sci-fi socialmente attivo, che esplora il rapporto tra la società e l'individuo attraverso elementi fantascientifici/distopici.


Il tuo libro è pieno di significato e tu sei una delle autrici con una personalità molto forte...ma i tuoi personaggi? Descrivili!

Il mio personaggio principale è la mente umana. Attraverso diverse culture e volti, quella di un medico psichiatra americano, di un giovane reduce della Seconda Guerra Mondiale, di una tutrice giapponese pudica, di due spie giapponesi che si incontrano dopo aver temuto che la morte li separasse, i loro pensieri e i loro sentimenti spiccano su ogni altra cosa. A prescindere dal paese di origine, dalla differenza culturale, loro sono vividi, soffrono, vivono, ridono e si plasmano seguendo la marea degli eventi. Ho evitato nella maniera più totale possibile di "inscatolarli" in un unico filo di pensiero, nella speranza che riuscissero a maturare e a far valere i propri sogni e desideri.


Eli Valverde: A che età hai iniziato a scrivere? Chi ha acceso la fiamma? Da sola o qualche familiare?

Ho scritto il mio primo "libro" a sei anni, si intitolava "Una magica amicizia". Era un miscuglio fantasy di tutto ciò che amavo da bambina, ricordo quanto mi sentivo soddisfatta! La fiamma in me è sempre esistita. A volte credo di esserci nata assieme.


Maria Cristina Buoso: Ci troviamo in un'era estremamente informatizzata, quindi mi chiedevo... Scrivi al computer o utilizzi ancora carta e penna?

Io purtroppo non riesco a liberarmi della carta e penna... Vorrei quasi riuscirci, perché a volte i crampi alle mani sono un problema! E poi ricopio tutto al pc e perfeziono gli scritti grezzi.


Maria Cristina Buoso: Se dovessi scegliere tra uno dei tuoi personaggi, quale vorresti essere?

Mi piacerebbe essere la spia giapponese di nome Kaito. E' un uomo estremamente fragile, che nasconde la sua paura della vita e delle emozioni sotto a una maschera di perfetta apatia. Ma nel corso della storia la maschera cade e si rivela estremamente dolce e premuroso. Vorrei poter provare questa immensa soddisfazione nel potersi liberare di un fardello da sempre esistito e di scoprire l'essenza ultima di se stessi.


Sapevi di diventare una scrittrice? Ti definisci tale?

E' davvero una bella domanda. Devi sapere che ho sempre saputo di voler scrivere, sin da quando ero bambina. La scrittura era il mio unico modo di essere me stessa, di esprimermi, di conoscere me e il mondo. Ho purtroppo intrapreso una carriera universitaria completamente estranea ai miei sogni e di questo ne ho pagato le conseguenze. Ma poi sono ritornata in me e mi sono chiesta: perché non provarci? Vale sempre la pena sperare. E' questo quello che ho imparato e devo dire che (almeno fino ad adesso) sta funzionando alla grande.


Ti sei mai messa in gioco partecipando a dei Premi letterari o Fiere per pubblicizzare il tuo libro?

Mi sono iscritta ai miei primi Premi letterari proprio in questi giorni, devo ancora conoscere i risultati. Per me è una sensazione completamente nuova, un'ulteriore esposizione (oltre alla ricerca delle case editrici) che può far paura, ma è motivo di crescita. Incrocia le dita per me! Per le Fiere ancora nulla, ma sicuramente mi informerò.


Ci lasceresti un pezzo estratto dal tuo libro? I nostri lettori sono curiosi di conoscere le abilità della tua penna!

Aveva l'intero mondo concentrato nel palmo della sua mano e più la scrutava, più riusciva a scorgere ogni singola catena montuosa nei solchi ruvidi che il duro lavoro gli aveva fatto increspare: ogni singolo corso d'acqua che si era adagiato nel letto delle cuciture che fiorivano dalla sua mano; le linee della vita, dell'amore, della fortuna o qualsiasi altra cosa di poca importanza. Ma lui non aveva sperimentato la fortuna e nemmeno l'amore, durante la sua vita: lui teneva in palmo i piccoli villaggi di contadini e allevatori come una qualche macchia stellare, uno spruzzo di luce a bagno nell'infinità deforme del cielo. C'erano anche forme di vita e altre entità microscopiche nella sua mano. C'era il sangue che sentiva scorrervi attraverso e mischiarsi nei fiumi in piena, i canyon delle ferite spaccate dal freddo invernale.


Prossimamente cos'hai in programma?

Come ti ho già detto prima, al momento sto lavorando a uno sci-fi socialmente attivo. Mi spiego bene: voglio esplorare il rapporto di ogni tipo di società (in particolar modo quella totalitaria) con il singolo individuo. Per farlo, ho deciso un'ambientazione distopica e fantascientifica di un altro pianeta.

L'altro obiettivo è finire lo stage di editoria e diventare un buon editor, per poter scoprire bellissimi inediti di scrittori esordienti.




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