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Intervista Niana Vinci 05/10/2018


Parlaci di te...Chi sei e cosa fai nella vita?

Se ve lo dicessi cesserei di restare anonima! scherzo! faccio un lavoro che non c'entra niente con la scrittura. Ma visto che soffro d'insonnia ho deciso di vivere una vita felicemente bipolare. Commessa di giorno e scrittrice di notte!


Eri sicura di diventare scrittrice?

A dire il vero non lo sono nemmeno ora... di essere una scrittrice, intendo. In compenso sono sicurissima di aver una grande passione per la scrittura. Quando smetto di scrivere mi sento incompleta.


Apriamo il tuo meraviglioso libro... Raccontaci come hai scritto il tuo libro, cosa ti ha dato l'ispirazione e come lo hai scritto: di notte, di giorno, in viaggio, in una stanza particolare...?

Mi hanno ispirato moltissime cose diverse. Persone, dialoghi sentiti per caso, situazioni, luoghi. Sul momento non mi rendo nemmeno conto che quella particolare cosa abbia colpito la mia fantasia. Poi la ritrovo nitida sullo schermo del mio computer, avolte un po' romanzata, e mi stupisco io per prima nel riconoscerla. Scrivo ovunque ci sia silenzio assoluto o metal a palla... per cui di notte, con le cuffie nelle orecchie, seduta alla scrivania o in cucina sgranocchiando qualcosa.


Come hai costruito i tuoi personaggi? Sono reali o sono frutto della tua fantasia?

Un po' e un po'. Le donne hanno tutte un po' di me, perché non riesco a scrivere di ciò che non conosco, ma allo stesso tempo non sono così interessante da scriverci un romanzo. I maschi sono in parte ispirati a uomini reali, in parte "rimaneggiati" come avrei voluto che fossero.


Cosa puoi consigliare, sulla base delle tue esperienze, Casa Editrice o Self?

'Matteo' è il mio primo romanzo in assoluto, pubblicato in self. Pubblicarlo è stata un'esperienza impegnativa, ma molto arricchente. Per quanto riguarda le CE non ho esperienza diretta, per cui non posso dare un'opinione valida!


Serena Brucculeri: Niana Vinci, qual è il tuo sogno più grande come autrice?

Sentirmi dire da chi mi ha letto che ho reso quella sensazione o quel sentimento esattamente come l'ha vissuta/o.


Serena Brucculeri: Niana Vinci, cosa non deve mai mancare in un buon libro?

Dialoghi credibili. Umorismo. Introspezione psicologica. Odio leggere di personaggi che prima si odiano e poi si amano e non c'è una sola riga in tutto il libro che spieghi o faccia intuire come ciò sia stato possibile.


Lasceresti un pezzo dai tuoi libri?

Eccolo. Spero che vi piaccia:

Ho passato tutta la mia vita da adulto nel costante sforzo di controllarmi, e non ne sono mai stato tanto consapevole come quando Celeste è scesa dalla macchina tirandomi per una mano. Mi ha guidato dentro casa, su per le scale e poi in camera sua, e quando mi ha spinto sul letto e guardandomi ha sorriso mi ha fatto girare la testa. Ho resistito disperatamente mentre si muoveva su di me, ma lei gemeva e tremava, e mi guardava in quel modo, e sembrava così coinvolta da farmi impazzire, e quando finalmente ho sussurrato che stava per venire l’ho messa sotto di me e mi sono lasciato andare. Ho smesso di pensare, concentrando tutto me stesso nella sensazione incredibile di affondare dentro di lei, e nella certezza altrettanto incredibile di sapere che Celeste stava prendendo dal mio corpo tutto ciò che poteva, e anche se sapevo che dovevo fare piano, che potevo farle male, non riuscivo a rallentare. Ero accecato da una specie di frenesia, che sembrava alimentarsi del suo corpo senza mai saziarsi, e che mi faceva desiderare di affondare dentro di lei ancora, e ancora. Mi ha svegliato il guaito disperato di Loky. Teneva il naso appoggiato contro la mia spalla, e quando ha guardato verso la porta ha abbassato le orecchie. “È andata via e non torna. Io lo so che non torna” diceva il suo sguardo. Ho afferrato il telefono, saltando giù dal letto. Nessun messaggio. Ho promesso a Loky che gliela avrei riportata e mi sono diretto come un razzo verso la porta del bagno, che si è chiusa dolcemente dietro le sue spalle prima che riuscissi a raggiungerla. Mi sono appoggiato a quella porta chiusa, chiedendomi se averla scopata senza pietà mi desse il diritto di invadere la sua privacy. “Cristo santo, Matteo, sei un cazzo di stalker” mi sono detto, chiudendo gli occhi. Non avevo mai dormito con una donna, ma sapevo istintivamente che non era affatto un buon segno che scappasse dal mio letto come una ladra. Era ovvio che quando al River mi aveva permesso di infilarle le mani dentro le mutandine era ubriaca, ma la cosa non mi preoccupava minimamente. Ero preparato al pensiero che lei avesse creduto di potersi togliere lo sfizio solo per quella notte, ma questo sarebbe stato PRIMA di venire sotto, sopra e di lato a me, strillando che le piaceva da morire e che non avrebbe mai voluto che smettessi. C’era un’intesa sessuale totale, chimica tra di noi. Quella notte IO avevo fatto il sesso migliore della mia vita, e non potevo credere di essere l’unico a pensarlo. E lei non veniva fuori da quel cazzo di bagno. “Le ho fatto male” ho capito di colpo. Le avevo dato tutto quello che avevo senza risparmiarle niente, e probabilmente una volta smaltito tutto l’alcol che aveva in corpo si era resa conto che l’avevo spaventata a morte. Adesso sapeva anche lei che un demone assetato cercava la pace attraverso il suo corpo. Mi sono detto che a quel punto invadere la sua privacy sarebbe stata la cosa meno grave che potessi fare per quella sera e ho aperto la porta, preparandomi a chiederle scusa per la seconda volta nel giro di pochi giorni. La prima cosa che ho visto entrando sono stati i suoi occhi. Erano di un incredibile color caramello, e sono diventati umidi e languidi quando li ha puntati su di me. Avevo già visto lo sguardo di una donna strafatta degli orgasmi che le avevo procurato, ma sotto il SUO sguardo qualcosa mi ha stretto forte la gola, così forte da soffocarmi. “Come… stai bene?” ho sussurrato, senza minimamente cercare di dissimulare il tono affranto della mia voce. Celeste non ha detto una sola parola. “Ti ho fatto male?” ho tentato ancora. Celeste non ha aperto bocca. “Dio è una donna” ho capito improvvisamente. “Dio è una donna, e ti punisce senza pietà quando non rispondi alle domande di una geisha. Te la mette davanti con gli occhi sgranati, che non ti risponde, quando TU fai delle domande a LEI”. O le avevo fatto male oppure… in quel momento mi sono reso conto di cosa avevo fatto su quella maledetta spiaggia buia. Mi aveva detto con tono assolutamente sicuro che la disprezzavo e io non ho detto niente. Perché non potevo negarlo. Ho passato un numero incalcolabile di ore a convincermi di QUANTO la disprezzassi. Anche in quel momento, tutto ciò che mi è venuto in mente in mia discolpa è che, come ha detto giustamente lei, io sono una testa di cazzo. Ho cercato di leggere in quei suoi occhi color caramello, e tutto ciò che hanno voluto dirmi è che lei non mi avrebbe detto per nessun motivo ciò che le passava per la mente. La Dea delle geishe aveva avuto la sua vendetta. Ma io so per esperienza che ci si può infuriare davvero solo per una cosa alla volta, e ho deciso di tentare la sorte. “Ti prometto che da ora in poi risponderò a tutte le sue domande” ho promesso mentalmente alla divinità che avevo fatto così tanto incazzare, poi mi sono rivolto alla sua minuscola rappresentante terrena, sperando di placarle entrambe. “Mi dispiace. Giuro che non succederà la prossima volta. Ci starò attento. Non ti sveglierò in continuazione come un cazzo di maniaco. Andrò a dormire nel mio letto” ho promesso con una smorfia. Le sue labbra si sono piegate in quel modo particolare che mi piace tanto, quello che mi ricorda lo sbocciare di un fiore, e ho sbroccato, e le ho detto tutto quel che avevo per la testa, compreso il fatto che ero totalmente incapace di controllarmi, e che avevo davvero bisogno che mi perdonasse. Celeste mi è saltata addosso, stringendomi forte, sollevando su di me uno sguardo che sembrava decisamente adorante. Quello sguardo mi ha fatto sudare freddo, mentre il pensiero che dovevo assolutamente parlarle di quello che mi aveva detto su quella maledetta spiaggia mi attraversava la mente. “Prima o poi se lo ricorderà” ha ammonito una voce nella mia testa. “Allora anche lei saprà che sei un pezzo di merda che non si merita nemmeno di guardarla una geisha”. Celeste mi ha scoccato uno sguardo languido, cingendomi il collo con una mano per mormorarmi all’orecchio. “E comunque lo saprò io” ho pensato, sospeso su quella decisione come sull’orlo di un baratro. Che potava essere tranquillamente la pozza calda dei suoi occhi. Celeste mi ha infilato la lingua in bocca, abbassandomi i pantaloni sotto il sedere. Quando una delle sue diaboliche manine ha iniziato ad accarezzarmi l’uccello ha sorriso contro le mie labbra. “Voglio farlo qui” ha sussurrato. “Posso sopportarlo” ho deciso, entrando con un gemito dentro di lei, inchiodandola al box della doccia.


Parla del rendersi conto che amare ed essere amati è una fortuna così grande che vale la pena di riconsiderare tutto il resto, compresi il proprio orgoglio e ciò che si crede di volere nella vita. Rispettare l'amore che si prova e che si riceve è forse il modo migliore di essere fedeli a sé stessi, ma non sempre è facile e a volte non lo si capisce finché è troppo tardi. Oddio adesso sembra molto drammatico, ma ti assicuro che il mio intento era tenere di buon umore le mie lettrici.


Prossimamente? Cos'hai in programma?

Editare il seguito di Matteo. Ho dovuto dividerlo in due perché sennò sarebbe diventato più lungo di guerra e pace. Finire la stesura dei tre libri che completano la "the Holy Quaternary series", dedicati rispettivamente a Tommi, Chris e Julian.




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